Le scuole bruciano in estate: 30 gradi e oltre nelle aule
In inverno esiste un limite minimo di temperatura sotto il quale le scuole non possono e
non devono funzionare. In estate, invece, questo limite semplicemente non esiste. Come
se il caldo estremo non fosse un problema reale, come se le aule potessero trasformarsi
senza conseguenze in spazi da 30 gradi e oltre.
È ora di dirlo chiaramente: chi continua a sostenere che “si può fare lezione normalmente”
in queste condizioni lo fa da posizioni completamente scollegate dalla realtà. Parlano
spesso da uffici climatizzati, lontani anni luce dalle aule in cui si prova a resistere al caldo,
alla stanchezza, alla mancanza d’aria.
Non si può aspettare che qualcuno si senta male per riconoscere che esiste un problema.
Questa logica è inaccettabile: si normalizza l’emergenza fino al punto in cui diventa danno
concreto sulle persone. Ma una scuola che funziona solo quando nessuno crolla
fisicamente non è una scuola: è un luogo che scarica il rischio su chi lo vive ogni giorno.
USB P.I. Scuola – Via dell’Aeroporto 129 – Roma –mail: scuola@usb.it
L’apprendimento a 28, 29, 30 gradi non è “difficile”: è compromesso, svuotato, ridotto a
simulazione. Parlare di attenzione, concentrazione, qualità didattica in queste condizioni è
una mistificazione. Si sta in classe, ma non si lavora davvero. Si sopravvive.
La domanda è politica, non tecnica: fino a quando si intende andare avanti così? Qual è la
soglia oltre la quale si decide che il caldo rende inagibile una scuola? O si pensa davvero
di poter semplicemente “resistere” mentre le estati diventano sempre più lunghe e più
roventi?
Servono strumenti immediati, anche simbolici, per rompere questa ipocrisia. Serve poter
scrivere senza ambiguità sul registro: “attività didattica non svolta per condizioni termiche
insostenibili”. Oppure: “lezione svolta all’esterno per mancanza di condizioni minime di
vivibilità”. O ancora: “trasferimento temporaneo in spazi climatizzati per garantire la
sopravvivenza delle condizioni di lavoro”.
Perché di questo si tratta: condizioni di vivibilità e di lavoro, non comfort.
Mentre nelle aule italiane milioni di studentesse e studenti soffrono realmente già a
giugno, e con loro tutto il personale scolastico, l’imminenza della fine delle lezioni apre il
solito dibattito sul calendario. La notizia, quest’anno, è la sperimentazione in EmiliaRomagna per finanziare attività ludiche ed educative in 42 comuni dal 1° settembre fino
alla ripartenza delle lezioni. Per quanto non si tratti formalmente di un allungamento delle
lezioni, è evidente la direzione: normalizzare una scuola che invada sempre più i mesi
estivi, spingendo verso giugno inoltrato, luglio, agosto.
Chi reclama una chiusura estiva più corta si appoggia su un dato vero (l’Italia è il paese
europeo con la maggiore durata di vacanze estive, 97 giorni di media, fonte Eurydice) ma
ne ignora almeno 3:
1. Insieme alla Danimarca, il nostro paese è, oggi, quello col maggior numero di giorni di
lezione, 200 medi, e il quarto per numero medio di ore, 917, dopo Danimarca, Olanda e
Lussemburgo (fonte: Eurydice): estendere tout court la scuola a giugno e luglio
costituirebbe una vera e propria anomalia, ingiustificata dal punto di vista didattico;
2. Laddove il calendario è frammentato da un numero maggiore di pause, come in
Francia, l’offerta di attività alternative gratuite o a prezzi accessibili è incomparabilmente
superiore alla nostra. Ciononostante, le pause scolastiche sono, anche lì, spesso momenti
di deprivazione per le figlie e i figli delle classi popolari, e ci si interroga sui reali effetti
pedagogici di queste interruzioni;
3. Chi pensa che si possa stare comodamente per diverse ore in una scuola italiana a
luglio ignora, o vuole ignorare, che solo il 6,5% degli edifici scolastici italiani è climatizzato,
e che molto spesso sono altamente inefficienti dal punto di vista climatico e, condizionatori
o meno, diventano forni.
USB P.I. Scuola – Via dell’Aeroporto 129 – Roma –mail: scuola@usb.it
I ministri dell’Istruzione, Valditara ma non solo, hanno avuto gioco facile a ricordare l’ovvio,
cioè che d’estate nelle scuole fa troppo caldo per passarci del tempo. Lo fanno solo
perché altrimenti dovrebbero mettere mano al portafoglio per un enorme quanto
necessario investimento edilizio, dal momento che già a maggio le condizioni, in gran
parte del paese, non sono accettabili.
Nel frattempo, Governo ed Enti locali tacciono, perché il problema dell’organizzazione
familiare durante la chiusura estiva è reale e drammatico, ma non c’è mai stato un serio
investimento di welfare per offrire alle famiglie alternative climaticamente ed
economicamente sostenibili. Assistiamo, quindi, ad ogni inizio estate, al triste balletto tra
chi non riesce a vedere altra soluzione che quella, falsa, delle scuole aperte, e chi dice
che non é praticabile perché fa troppo caldo.
Passa l’estate, si svuotano i portafogli, si ricomincia a settembre in aule ancora bollenti.
Per noi la questione è semplice.
Occorre, a prescindere dal calendario, migliorare l’efficienza climatica di tutti gli edifici
scolastici: isolamento termico, ventilazione meccanica controllata, ombreggiamento,
climatizzazione.
Poi serve che si affronti una volta e per tutte il problema di offrire un supporto a tutte quelle
famiglie che non hanno sostegni parentali o mezzi economici per pagare oltre due mesi di
“campi estivi”; e serve anche che lo sforzo sia accompagnato da una riflessione educativa,
perché chiamare “campo estivo” sei ore di sudore in una palestra è un insulto
all’intelligenza.
Solo alla fine, se si vuole, una volta risolte le questioni materiali, possiamo chiederci se il
nostro modello di calendario sia valido o necessiti di modifiche. Ad ogni modo dev’essere
chiaro che qui non si parla di disagio passeggero. Si parla di scuole che non garantiscono
più condizioni minime di sicurezza e vivibilità né a chi studia né a chi lavora. E una scuola
così non è neutra: è una scuola che scarica il peso della crisi climatica su chi ha meno
voce, meno potere e meno strumenti per sottrarsi.
Non è più accettabile!
da Agps02000p-psc